Things to read #7

E’ il ticchettio della pioggia a svegliarmi all’inizio di una mattina di settembre. Dapprima penso sia il gocciolamento dell’acqua proveniente dal condizionatore, talmente sono abituato ormai alla siccità di questa incredibile estate; poi, quando metto a fuoco mentalmente il rumore e percepisco che viene da fuori, quasi mi commuovo: piove davvero!

Non vi nascondo che il secondo things to read della nuova era lo avrei voluto scrivere all’interno di una libreria, in un mood tipicamente anglosassone; comodamente seduto con il mio MacBook davanti e una tazza di te con parecchi biscottini a lato. Ma pioveva troppo per avventurarsi in strada, e allora, non prima di aver contemplato lo spettacolo per una buona mezz’ora col naso appiccicato alla finestra, ho scelto il salone di casa.

Ricordo che la volta scorsa vi ho raccontato delle mie visite a quelli che io chiamo affettuosamente spacciatori di libri. Bene, da quando sono ritornato dalle vacanze al mare, questi, anzi nella fattispecie questa (perché è una donna, indiana) l’ho praticamente stalkerizzata. Tra i libri che ho da comprare, c’è l’ultima fatica di quella grandissima scrittrice che è Hanya Yanagihara (l’autrice de Una vita come tante Il popolo degli alberi). Verso il paradiso lo cerco da tempo, e di trovarlo a un prezzo decente (del resto ormai qua tutto il denaro se ne va tranquillamente in bollette) non era proprio cosa. Da mesi ormai, passavo alla bancarella e niente, non c’era verso di trovarlo, anzi si, ma soltanto in lingua inglese. Ho intensificato le visite e un bel giorno, quasi distrattamente, l’ho visto appoggiato lì come se niente fosse, come se mi stesse aspettando da giorni. Le buone condizioni erano percepibili già al primo sguardo, si capiva che chi lo aveva letto l’aveva trattato bene prima di portarlo alla bancarella (non sempre si trovano copie in buono stato). In un secondo o forse due era già dentro allo zainetto (in compagnia di Davide Longo La vita paga il sabato, Matteo Melchiorre Il duca e Helen MacDonald Voli vespertini, che avevo già comprato da IBS con la riduzione del 40% sul prezzo di copertina) che spesso porto con me quando esco per colmare l’astinenza. La scrittura di Hanya è pazzesca. Non solo è molto scorrevole e chiara, ma è proprio bella, nel senso vero e proprio del termine. Ho letteralmente divorato i due libri precedenti e non vedevo l’ora di avere questo terzo nel mio scaffale dei libri da leggere: missione compiuta allora, e senza la denuncia per stalking da parte di Nipa.

Durante gli ultimi giorni che ho passato sdraiato sul lettino di fronte alle onde di quel mare salentino che tendo ad adorare oramai da decenni, ho terminato la lettura delle due ultime fatiche letterarie di Joel Dicker Cristina Cassar Scalia. Due libri gialli per intenderci, diversissimi tra loro ma imprescindibili per chi, come il sottoscritto, adora ogni parola scritta dei due autori in questione. Joel è praticamente diventato un must, non si può non leggere un suo libro; ricco di suspence e orchestrato sempre in maniera divina. Ne Il caso Alaska Sanders ritorna protagonista Markus Goldman (Il caso Harry Quebert) e in chi legge si ricrea magicamente quell’atmosfera da “leggo fino allo sfinimento”. Cristina invece è ormai una di casa, La carrozza della santa, come ogni indagine di Vanina Guarrasi, diventa una storia che potrebbe raccontarti un’amica mentre sorseggi un caffè a casa sua. Tu inizi a leggere e ti ritrovi in un attimo dentro la vita di un Montalbano femmina (a proposito uno degli ultimi libri che ho letto in questo periodo è Il campo del vasaio dove Camilleri/Montalbano da il meglio di se riga dopo riga senza soluzione di continuità) praticamente senza accorgertene. Ad averne di questi libri, altroché.

Nel frattempo ha smesso di piovere e fa di nuovo caldo, anzi per la verità faceva caldo anche mentre pioveva, quindi non è che la questione sia cambiata più di tanto. Sta storia del clima è un grande problema. Non se ne esce. A volte mi domando cosa abbiamo fatto a questo pianeta per farlo incazzare così tanto. E mi rispondo che gli abbiamo fatto tanto male. Talmente tanto da essere forse troppo! Non passerà, no, sarà sempre peggio e se non troviamo il modo di correre ai ripari non so davvero che fine faremo. Tutti si preoccupano del clima, nessuno fa qualcosa per fermare il cambiamento climatico. Tutti si riempiono la bocca con termini come sostenibilità, ma nessuno le mette in pratica. Tutti indicano la via, però nessuno la percorre realmente. Non vi è traccia alcuna, solo menefreghismo, egoismo e falsità d’intenti. L’incendio, piromani, lo dovreste appiccare all’interno delle vostre coscienze!

A proposito di natura, sto leggendo (l’ho quasi finito) un bellissimo libro: Nelle foreste siberiane di Sylvain Tesson, un diario di un uomo solo di fronte alla natura. Un’esperienza radicale, un esperimento e una riflessione sulla difficile condizione umana. Narra di una scelta, per certi versi pazzesca, di un noto scrittore francese che un bel giorno saluta tutti per andare in totale isolamento per sei mesi nelle foreste della Siberia! Chi lo accompagna a destinazione (una capanna solitaria) gli fa intendere che il posto è magnifico per suicidarsi. Tesson si impone un ritmo preciso da seguire per riuscire nella titanica impresa di resistere! Il libro (edito da Sellerio) ha vinto il prestigioso premio Médicis nel 2011.

Che sono un viaggiatore ne sono a conoscenza principalmente i miei zaini. Ovviamente, come tutti i  viaggiatori, adoro anch’io quel tipo di letteratura; libri come ad esempio La pura vida di Gianluca Gotto e Sempre dalla parte dei sogni del grandissimo Claudione Pelizzeni, due opere che ho avuto modo di leggere recentemente. Sia Gianluca che Claudio sono autori che conoscevo già, e, soprattutto Gotto, è un ragazzo che consiglio sempre a tutti gli appassionati del genere (ha scritto altri tre libri ed è l’autore del blog Mangia Vivi Viaggia). Riguardo Pelizzeni invece, devo ammettere che è stato uno dei primi ai quali mi sono ispirato per dare una svolta alla mia vita professionale. Leggendo il suo primo libro L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là, ho trovato il coraggio di ammettere a me stesso che c’era qualcosa da cambiare, anzi da mollare. Dopo quella scoperta, ho seguito la sua crescita come viaggiatore e come scrittore, ed anche se in Sempre dalla parte dei sogni non è più riuscito a toccare quelle vette narrative, l’ho acquistato e letto volentieri, come ho fatto con tutti i suoi libri, a cominciare da Il silenzio dei miei passi per arrivare fino a In viaggio e quest’ultimo, dove si tocca con mano quella crisi esistenziale che la pandemia ha causato a tutti noi. Gotto e Pelizzeni, al pari di Di Guida e Vagamondo piuttosto che Edoardo Mentenomade, sono per lo più ragazzi da incoraggiare, persone da seguire, esseri umani da cui trarre, secondo me, insegnamento. Raccontano sostanzialmente della PachaMama, quella Madre Terra che amano, che sostengono e che rispettano in tutto e per tutto. Sono esseri umani sostenibili, loro sì. La pura vida è quell’affrontare i problemi della vita col sorriso sulle labbra, con la fiducia nel prossimo, negli altri, con la volontà di volersi bene nonostante tutto. Questo è il motto del protagonista del libro di Gianluca, un libro che, come i precedenti, illumina il lettore, lo irradia di una luce nuova, sconosciuta, inedita, come se fosse un nuovo pezzo del nostro gruppo preferito.

Anche stavolta siamo arrivati ai saluti, e anche per questo mese, forse ce l’ho fatta a tediarvi per qualche decina di minuti, ma per questo non me ne vogliate. Scrivo di libri perché i libri sono importanti, ma se vi rompo le palle voi ditemelo che di certo non smetterò.  Inscliallah. 

Rivenditori di libri praticamente stalkerizzati: uno

Libri Acquistati: Hanya Yanagihara Verso il paradiso Davide Longo La vita paga il sabato Matteo Melchiorre Il duca Helen MacDonald Voli vespertini

Libri letti: Cristina Cassar Scalia La carrozza della santa Joel Dicker Il caso Alaska Sanders Gianluca Gotto La pura vida Claudio Pelizzeni Sempre dalla parte dei sogni Andrea Camilleri Il campo del vasaio

Libro in lettura al momento: Sylvain Tesson Nelle foreste siriane 

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