Things to read #1

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Quando, nell’ormai lontano 2010, ho camminato sulla sabbia di Omaha beach in Bassa Normandia, sono stato definitivamente rapito dal fascino, per certi versi un po’ macabro, dei fatti riguardanti la seconda guerra mondiale. Mentre pioveva e tirava vento (cosa che scoprii assai frequente in quella parte di Francia) ed ero seduto davanti a quella distesa salata a rimirare il nulla, iniziai a pensare di leggere qualcosa d’importante sui fatti del conflitto. Non avevo idee particolari, anzi, praticamente brancolavo nel buio, tant’è che quando scoprii che c’era un autore talmente bravo da considerarsi il migliore di tutti per prosa e veridicità dei fatti, ne rimasi sorpreso al punto da dubitarne.

Tornato da quello splendido viaggio iniziai quindi le ricerche per trovare i libri di Antony Beevor. Volevo leggerne soprattutto uno, che narrasse, ovviamente, soprattutto dello sbarco. Conoscevo il titolo (D-Day) e sapevo che era uscito da pochissimo e che quindi non avrei avuto nessuna difficoltà nel reperirlo. Quindi un pomeriggio qualsiasi di un giorno qualsiasi mi recai in libreria e lo trovai in bella mostra tra le novità. Presi in mano una copia ed iniziai a leggere le parole dell’incipit. Mi colpì subito la chiarezza dell’esposizione e l’elevato numero di dettagli che risaltavano già dalla prima pagina.

Decisi di comprarlo e lo lessi con calma nei miei ritagli notturni (chiamo così quei minuti che mi separano dal sonno una volta che mi sono accomodato dentro il letto). Un libro per certi versi perfetto che mi diede la convinzione di essermi avvicinato in maniera corretta ai fatti della seconda guerra mondiale.

Dopo qualche anno, esattamente nel 2015, Beevor pubblicò un altro libro, questa volta analizzando più specificamente un evento singolo: la battaglia delle Ardenne, ossia l’ultima sfida di Hitler (è il sottotitolo). In quell’occasione, pur sapendo dell’uscita del libro, evitai di comprarlo immediatamente, conscio che lo avrei comunque trovato più avanti. Ero in un momento un po’ particolare della mia vita e molte cose mi sfuggivano un po’ per distrazione e un po’ per sano menefreghismo.

Qualche tempo fa mi sono ricordato di questo libro e mi è venuta voglia di acquistarlo e di leggerlo, approfittando stavolta dei ritagli diurni (tempo passato soprattutto sulla metropolitana o in pausa pranzo o, addirittura, chiuso in bagno dove ormai è noto che si leggono quasi sempre le cose migliori…). Pessima idea! Non quella di leggerlo, perché Beevor è davvero bravo e il libro è bellissimo al pari di “D-Day”, ma perché non ce n’era più nessuna copia in vendita. Terminato, finito, sparito. Non si trova nemmeno usato, come se si fosse inspiegabilmente volatilizzato. Nessuna ristampa, insomma introvabile. La mia volontà di leggerlo però era troppa e quindi ho deciso di scaricarlo come ebook, puntando tutto sui vantaggi (almeno quelli) che ne avrei tratto soprattutto per le modalità con la quale sapevo che lo avrei letto. Dopo averlo scaricato l’ho iniziato immediatamente riscontrando, anche in questo caso fin da subito, l’ottima prosa e la grande quantità di dettagli, qui probabilmente al limite del maniacale.

Oggi sono esattamente a metà della lettura e quindi ne posso scrivere in questo che è il mio nuovo inizio per la vecchia rubrica “Stuff I’ve been reading”; serie di articoli che ho deciso di ripristinare nella speranza che le vecchie abitudini (chi lo leggeva all’epoca qui sopra forse se lo ricorderà, e per i nuovi si può sempre ricercare vecchi articoli utilizzando la funzione “cerca” del blog) siano ancora un qualcosa di bello da condividere tra i follower.

Beevor, Ardenne, Hitler quindi. Innanzitutto parliamo di una delle battaglie più importanti della seconda guerra mondiale, dove Hitler “scommette” sull’impossibile pur di costringere gli alleati a chiedere la pace. Ribattezzata come l’ultimo colpo di coda del Fuhrer, Beevor disegna un affresco perfetto dove soprattutto gli aneddoti legati a persone come Hemingway, Salinger e molti altri fanno da contorno all’ormai solito mucchio di nozioni e testimonianze raccolte sul campo. Ciò che più colpisce il lettore è il modo con cui chi scrive coinvolge chi legge, riuscendo ad immergerlo emotivamente e completamente dentro i cruenti fatti dell’epoca. Un testo per certi versi toccante oltre che esaustivo. Un’emozione lunga poco più di 500 pagine che ogni appassionato non dovrebbe farsi sfuggire.

Ciò che più mi piace in questo tipo di letture è proprio farle in maniera “centellinata”, cosa che per questo tipo di libri faccio ormai già da anni. Il libro di Antony Beevor infatti non è l’unico che sto leggendo in questo modo (utilizzando cioè la formula “ritagli”), gli fanno buona compagnia anche “Buonanotte signor Lenin” di Terzani (che si trova all’interno della splendida raccolta Meridiani di Mondadori intitolata “Opere Vol1”) e “Senza perdere la tenerezza” di Paco Ignacio Taibo II, libri che leggo nei giorni di “limbo” tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo libro che definisco “lettura principale del momento”. Tra questi c’è anche il classico “Anna Karenina” del grande Lev Tolstoj  (comprato mesi fa nella meravigliosa edizione Supercoralli di Einaudi, che il solo possederla può creare una sorta di “orgasmo” che soltanto i malati come me sono in grado di capire…) le cui pagine mi tengono compagnia al pari di una bella tisana calda nei piccoli ritagli notturni.

Riguardo il capitolo “letture principali del momento”, in questo momento, scusate il gioco di parole, sto leggendo un libro sorprendentemente introspettivo (sono anche qui esattamente a metà della lettura): “Le otto montagne” di Paolo Cognetti. Definirlo bello è per certi versi riduttivo, perché più che bello il termine corretto è “affascinante” dal momento che si narra, in prima persona, la storia di un figlio e di un padre ma anche di una madre ed un amico i cui destini sembrano legati indissolubilmente alla montagna, intesa soprattutto come concetto. La prosa grigia e introspettiva e a tratti anche molto semplice, regala una storia forse un po’ triste ma sicuramente molto vera e piena di aspetti di “vita” quotidiana. Il protagonista ha il pregio di rendere protagonisti anche i comprimari del racconto e questo secondo me rappresenta un merito assoluto dello scrittore. Al momento è davvero una lettura che mi sento di consigliare a tutti, anche a chi non è un’amante del genere.

Prima di iniziare Cognetti, al netto di un paio di settimane scarse ho letto due libri che seppur completamente diversi tra loro sono risultati a mio modo di vedere davvero molto interessanti. Si tratta dell’ultimo di Haruki Murakami (“Il mestiere dello scrittore”) e del racconto breve di Kent Haruf “Le nostre anime di notte”. Mentre Murakami mette su carta un saggio vero e proprio sull’arte dello scrivere, con tanto di trucchi e consigli su chi vuole scrivere un libro, e lo fa in maniera splendida; l’altro, ossia Haruf, tocca le corde più intime del lettore regalandogli una storia intima e delicata oltre che quasi perfetta. Personalmente credo sia abbastanza difficile spaziare tra queste due letture senza soffermarsi almeno un paio di giorni in contemplazione di ciò che si è appena terminato di leggere, vuoi che si sia iniziato, come ho fatto io, con Murakami piuttosto che con Haruf (ideatore del fantastico mondo immaginario di Holt); non c’è nessuna differenza. E’ solo molto importante lasciar “macerare” dentro di noi ciò che si è appena terminato di leggere per poi passare ad altro. A tal proposito, durante quel paio di giorni tra la fine di Murakami e l’inizio di Haruf, ho abbandonato anche le letture diciamo di contorno, limitandomi solamente a qualche paginetta di Tolstoj prima di prendere sono alla sera. Quando poi ho terminato anche Haruf (letto davvero in pochissimo tempo) ho talmente assaporato la sottile essenza dello scrivere bene che questa mi è rimasta dentro per un bel po’ di tempo.

*

Libri Acquistati: Haruki Murakami (Il mestiere dello scrittore), Kent Haruf (Le nostre anime di notte), Donatella Di Pierantonio (L’arminuta), Paolo Cognetti (Le otto montagne), Ian Mc Ewan (Nel guscio)

Libri scaricati: Antony Beevor (Ardenne, l’ultima sfida di Hitler)

Libri letti: Haruki Murakami (Il mestiere dello scrittore), Kent Haruf (Le nostre anime di notte), Andrea Camilleri (La vampa d’agosto)

Libro in lettura al momento: Paolo Cognetti (Le otto montagne)

Libri in lettura nei ritagli: Lev Tolstoj (Anna Karenina), Paco Ignacio Taibo II (Senza perdere la tenerezza), Tiziano Terzani (Buonanotte signor Lenin), Antony Beevor (Ardenne, l’ultima sfida di Hitler)

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