Adolescenza 

Il periodo della mia adolescenza, al pari probabilmente di quello di tutti, lo considero “indefinito”, nel senso che non riesco a dargli una durata definita. Non so ad esempio se a 14 anni, durante la settimana passata con mia madre e mio fratello nel campeggio a Piano di Sorrento, potevo considerarmi un adolescente. Non ho nessuna certezza a riguardo. Non quantifico, non ci riesco proprio. Che significa poi essere adolescente? Perché se è una mera questione d’età allora tutto ciò deve essere quantificabile, deve esistere un “da, a”, ci deve essere un manuale dove poterlo leggere, altrimenti sarebbe inspiegabile. Molti sostengono che c’è un periodo specifico, ma io non ci credo perché poi leggo di situazioni di persone adulte che si comportano come adolescenti e quindi l’età sembra non contare molto nella definizione di adolescenza; o, se conta, non sembrerebbe allora così importante, altrimenti una volta passato questa sorta di rubicone, non esisterebbero adulti che si comportano come adolescenti; e tutti sarebbero “al sicuro” da questo periodo dove qualsiasi cosa sembra giustificabile perché appunto si è adolescenti. Quando un adulto ha a che fare con i comportamenti strambi di un adolescente, deve capire, deve comprendere che è un periodo particolare della vita dove può accadere un po’ tutto senza che ciò che effettivamente accade debba per forza di cose essere condannato. Ma se a commetterlo è un adulto? La comprensione degli altri adulti non è prevista. Quindi si può essere autorizzati a sentirsi adolescenti più o meno a tutte le età ed è soltanto la comprensione degli altri può far sì che l’idea di adolescenza possa non avere un tempo determinato.

Avevo poco meno di 15 anni (li avrei compiuti nel novembre di quell’anno, era il 1983), in quel l’agosto li. Mia madre, che ne aveva appena compiuti 41, portava jeans bianchi ed era bellissima quell’estate. Avevamo trovato quel posto per caso, del resto eravamo partiti alla ventura e per giunta senza aver prenotato nulla. Eravamo pazzi! 

Il campeggio era al completo, c’era solo un bungalow (o una roulotte fissa, non mi ricordo bene) e dopo aver percorso la breve distanza tra Roma e Sorrento in un periodo di tempo relativamente lungo (mia madre ha sempre avuto un cattivo rapporto con le strade, specie poi col grande raccordo anulare di Roma), quell’unica soluzione a disposizione ci apparve come l’unica possibilità di passare “al sicuro” ciò che restava di quel ferragosto. 

“Lo prendiamo” disse sicura rivolgendosi all’uomo della reception.

Un’ora dopo o forse meno io e mio fratello eravamo già con la pelle dei polpastrelli raggrinzita per il troppo tempo passato a fare tuffi nella piscina.

da “La mia battaglia” di Massi Jax Novato.

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