Alla vita

Fine estate. Nessuno sapeva dove sarei andato.
Ho preso l’aereo un tardo pomeriggio, la distanza che mi separava dalla Polonia non era poi molta.
Varsavia, perchè volevo avvicinarmi piano all’orrore, volevo sentirlo arrivare dentro.
Sapevo che l’avrei guardato negli occhi quell’orrore, ma volevo arrivarci da lontano.
Mi serviva tempo. Quel tempo che così spesso sprechiamo. Tutti.
Ho cercato i muri dell’orrore in mezzo alla pioggia battente.
Ho cercato le scritte dell’orrore sull’asfalto dei morti.
Ho cercato te, vita, lì dove eri morta, insieme agli innocenti.
Ho preso un treno un pomeriggio, sentivo l’orrore che si avvicinava. Era dentro i rumori sordi dei vagoni sulle rotaie. Arrivava, piano piano, ma arrivava.
Cracovia. Mi serviva una notte. Una soltanto, prima di conoscere sua maestà la morte.
Quella mattina mi sono svegliato molto presto. Il bus partiva poco dopo l’alba.
Un paio d’ore, forse scarse, non ricordo.
“Arbeit macht frei”. L’ho vista appena sono sceso dall’autobus.
Benvenuti alle porte dell’inferno uomini.
Le gamelle di milioni di morti, lacrime.
Le scarpe di milioni di morti, lacrime.
Le fotografie di milioni di morti, lacrime.
Lacrime, lacrime incontenibili in mezzo a chi si faceva le foto ricordo!
Le torrette, le baracche, il filo spinato, lacrime.
Esco, ma non è finita. No. C’è ancora l’orrore più grande che mi sta aspettando, quello definitivo. E’ lontano solo un paio di chilometri. Da dove mi trovo io non si vede, ma mi sta aspettando, lo sento che mi attanaglia, mi serra le labbra, mi chiude lo stomaco.
Binario 21. La Juden rampe.
Lì c’è la morte, uomini.
Lì alla fine di quel binario c’è tutta l’ingiustizia del mondo di cui facciamo parte.
Lì, dove in 360 gradi ho visto le camere della morte, le baracche della vergogna, le latrine dell’immondizia dell’animo umano, la distruzione dell’uomo libero.
Nel momento in cui ho voltato le spalle ad Auschwitz-Birkenau, ed ho percorso il primo metro all’indietro verso quella che è la mia vita, ho avuto un sussulto che non potrò mai dimenticare. Quel sussulto durato un attimo, è stato il momento più incredibile della mia vita, il più intenso e profondo, dove ho voluto ingoiare volutamente l’ultima di un milione di lacrime versate; tenendola dentro di me per sempre.
Per non dimenticare mai.

@Massi Jax Novato

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