Stuff I’ve been reading (5-2013)

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Libri letti: “Sulla fotografia” di S. Sontag, “Steve Jobs” di W. Isaacson, “Limonov” di E. Carrère.

Libri scaricati (indebitamente): “Gli innamoramenti” di J. Marias.

Libri acquistati: “L’ipotesi del male” di D. Carrisi.

Libri ricevuti in regalo: “Il cammino di Santiago” di P. Coelho.

Leggere Susan Sontag, antiaccademica per eccellenza, non è facile, assolutamente. Premesso questo, ho trovato il saggio “Sulla fotografia” davvero straordinario. La scrittura diretta, immediata, dell’americana, regala al lettore un piacevole “fastidio” di cui, man mano che le pagine del saggio scorrono, difficilmente se ne può fare a meno. Le riflessioni, nonchè gli spunti che la Sontag ci regala, risultano essere dei veri e propri affreschi, tra l’altro molto attuali, nonostante il libro sia stato scritto nel 1977. Il reportage e il foto-giornalismo risultano essere le parti del saggio maggiormente riuscite, dove chi legge non può far altro che strabuzzare i propri occhi dinnanzi all’intelligenza ed alla consapevolezza con cui il libro è stato scritto. Il fotografo viene visto come un “turista”, che pur immergendosi nella realtà, possiede le chiavi per uscirne quando e come vuole, in qualunque momento desideri farlo. L’etica dell’arte della fotografia, appunto.

La nostra è un’epoca nostalgica e i fotografi sono promotori attivi della nostalgia. La fotografia è un’arte elegiaca, un’arte crepuscolare. Quasi tutti i suoi soggetti, per il solo fatto di essere fotografati, sono tinti di pathos.

Se Susan Sontag mi ha contaggiato l’anima in un periodo abbastanza complicato della mia vita, dove tutte le certezze (o quasi) svanivano lasciando il posto al “caos”, le emozioni che la lettura mi ha regalato hanno contribuito (e non poco) a distrarmi e le conservo (come sempre) in una sorta di forziere segreto, dove pur tenendo soltanto io le chiavi d’accesso, le regalo (spero) a chi ha la pazienza di leggermi in questa che ormai considero “la mia rubrica” sulla lettura.

Che Steve Jobs sia stato assolutamente un genio del nostro tempo è sacrosanto. Non lo dico per giustificare i soldi che ho speso per comperare due Iphone, un’Ipad ed un’Imac in 4 anni di “onorata” Mac-carriera; ma perchè è indiscutibilmente inopinabile. La biografia di Isaacson è davvero ben scritta, poco scorrevole forse, ma se letta con calma e giudizio, può risultare una lettura “fondamentale”. Tecnicamente ho trovato la seconda parte del libro molto migliore della prima, ma questo perchè probabilmente la tecnologia degli anni ’70-’80 non era così affascinante come quella del XXI secolo, dove in pochi anni siamo tutti diventati “più affamati e più folli”. L’ebook (indebito) che ho scaricato più di un anno fa (!) mi ha tenuto compagnia in qualsiasi situazione io l’abbia aperto; lasciando una finestra costantemente aperta sul futuro multimediale che ci aspetta, e se tutto ciò può andare (apparentemente) in contrasto con le (fondamentali) letture di Into the wild di Krakauer piuttosto che Wild della Strayed (di cui sono fervido sostenitore), non è poi così importante. Leggete “Steve Jobs” di Walter Isaacson, vi arricchirà!

“Limonov” di Carrère è stato un po’ deludente. Una lettura “frizzante” all’inizio, e lenta e “logorroica” da metà in poi. Eduard risulta un personaggio particolarmente accattivante, un teppista, uno scrittore, un soldato; ma anche un barbone piuttosto che un domestico, addirittura un capo! Fodamentalmente però uno stronzo (opinabilissimo ovviamente) da cui attingere per scriverne un romanzo biografico di “spessore” che di spessore proprio non è (opinabilissimo 2). C’ho messo tanto a leggere le 350 pagine abbondanti di cui è composto, e nonostante sia un’appassionato di Russia e comunismo, le ho trovate (troppo) lente e poco interessanti, soprattutto quelle (non poche) a sfondo politico. Personalmente avrei tenuto lo scenario politico ai margini, facendone riferimento ogni tanto come affresco, lasciando completamente la scena ad Eduard Limonov ed alle sue per certi versi esilaranti avventure…ma io (sfortunatamente?) non sono Emmanuel Carrère. Sconsigliato (…?…).

Le mie riletture proseguono al momento con Zafòn e Hornby (immancabile…), e trovo “L’ombra del vento” un libro ancora ben scritto e bellissimo come 7 anni fa. Stessa cosa, anzi forse meglio, “Alta fedeltà”: libro a dir poco esilarante, dove un grandissimo Nick Hornby ci regala qualcosa di straordinario (se per straordinario intendiamo un negozio di dischi malandato gestito da uno “zingaro” con problemi economici e sentimentali…).    

E’ ora di chiudere la rubrica, ma prima dei saluti, voglio dedicare qualche secondo ad un libro che ho ricevuto in regalo e che leggero prima di “incamminarmi” per un viaggio che farò nella seconda metà del mese di Giugno. Un viaggio che mentalmente ho già iniziato da un po’…e che proseguirà almeno fino a quando non avrò trovato “il momento giusto per andare nel luogo ove sono atteso”. 

Massimiliano Intothewild Novato.

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