Perchè leggo.

Leggere è un verbo strano. Da piccoli spesso è traumatico. Quanti di noi avrebbero davvero voluto leggere in classe quando la maestra ci chiamava a gran voce sbraitando nomi a caso (per noi che ancora non capivamo che nulla si fa per caso…) da quella cattedra così temuta? Probabilmente pochi, pochissimi di noi. Lo so, c’erano i secchioni, quelli che già a 6 o 7 anni erano fieri di leggere, e a voce alta magari. Ma erano pochi, troppo pochi per invalidare la mia teoria. Da piccoli leggere è traumatico. Meglio guardare le figure, uno sport che a dirla tutta è da sempre molto in voga anche tra gli adulti, o coloro che si definiscono tali. Leggere dicevamo. Perchè? Un libro piuttosto che una rivista (oddio son poche quelle che meriterebbero menzione), oppure una poesia o un blog. Si un blog, anche lì possiamo leggere, e trovare qualcosa d’interessante che di sicuro difficilmente troveremmo sugli scaffali delle librerie d’ogni specie. Leggiamo per svago, per brama di sapere, per darsi un tono, anche se questi ultimi più che leggere il giornale che hanno sotto braccio, lo lasciano marcire tra le ascelle prima di buttarlo nel secchio più vicino a casa, sempre che vi sia quello per la carta!

Leggere un libro è diverso da tutto il resto però. Eh si, è profondamente diverso. Un libro spesso lo si ama come un figlio, come un qualcosa che per quel poco (o tanto a seconda di quanto lo teniamo tra le ginocchia) che resta con noi ci riempie sin quasi all’orlo di tutto quello che ci serve in quel preciso momento della nostra vita. Un libro è cibo (uno dei migliori aggiungo) per la mente. Attraverso un libro puoi viaggiare dove probabilmente non arriveresti mai, puoi restare nei posti più belli nonchè pericolosi per tutto il tempo che ti occorre e voltare pagina senza che la tua persona corra alcun pericolo, e non mi riferisco soltanto a pericoli di natura fisica. Con un libro in mano anche una giornata uggiosa può apparire soleggiata, e folate di vento sulla spiaggia possono tenerti compagnia tra un capitolo e l’altro senza disturbarti come invece farebbero se fossi concentrato/a soltanto sulla tintarella (certo una bufera rimane tale anche con la Divina Commedia in mano…). Un libro lo assapori man mano che lo leggi, e quando capita che non ti piace, ti metti di tigna a finirlo non foss’altro per poter dire in pizzeria con gli amici o su Facebook che è una bufala, scontrandoti probabilmente con tutto il resto della compagnia alla quale è piaciuto; è matematica.

Leggere un libro. Leggerlo tra le onde del treno che ti riporta a casa il pomeriggio dopo il lavoro, oppure nel metro seduti l’uno contro l’altro (i lettori), sull’autobus (evitando i sanpietrini di Roma perchè più che leggere puoi probabilmente perdere la vista), in macchina (beato chi vi riesce) o al mare, in montagna (baita perchè fuori è polmonite certa!), lago, collina, agriturismo, casa di parenti, masserie, stabilimenti e…..al bagno. Leggere la bagno è il massimo perchè defecando il neurone culturale gode.

In fede : Ara2003gorn (AreaBook) 13 Febbraio 2011

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