Kay Scarpetta (P. Cornwell)

La Trama.

  • Abbandonato il suo lavoro di patologa forense a Charleston, in South Carolina, Kay Scarpetta viene convocata dal dipartimento di polizia di New York per esaminare un paziente dell’ospedale psichiatrico di Bellevue accusato di omicidio, il quale ha espressamente fatto il suo nome e non intende parlare con nessun altro. Quando entra nella cella, Kay si trova di fronte a un uomo affetto da nanismo, ferito ma ritenuto ancora così pericoloso da trovarsi ammanettato e incatenato. Tuttavia, Oscar Bane sostiene di non essere lui l’autore del delitto e racconta a Kay una storia incredibile, secondo la quale le ferite che ha sul corpo sarebbero sì state provocate durante il delitto di Terri Bridges, la sua ragazza, ma che il responsabile sarebbe qualcun altro. Qualcuno che lo ha spiato, seguito, studiato e che infine ha aggredito lui e Terri. Sembra una storia poco credibile, e Oscar potrebbe facilmente essere uno psicopatico, ma le torture e le mutilazioni che Terri ha subito sono altrettanto al limite dell’incredibile. E poco dopo, un nuovo terribile omicidio viene commesso. Così, assieme allo psicologo forense Benton, da poco suo marito, e Lucy, la nipote anch’essa trasferitasi a New York, Kay comincia un’indagine che attraversa le strade della città e le pieghe più buie di Internet, per scoprire che l’omicida potrebbe essere in realtà molto più vicino di quanto creda. Patricia Cornwell ritorna con una nuova indagine che scava nelle più profonde oscurità umane.

La recensione di Areabook.

  • Il libro è buono, anche se secondo me non vale le 478 pagine, nel senso che il brodo è allungato, prima o dopo non lo so, ma questi libri dovrebbero essere tarati sulle 400 pagine scarse, se vanno oltre lo scrittore deve essere un fenomeno (vedi Larsson, Carrisi, King e poco altro). Un sei e mezzo di stima, ma l’autrice continua a non entusiasmarmi tantissimo (ho letto anche Postmortem, il primo libro), un po’ come James Pattersson per intenderci, senza infamia e senza lode ecco.
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